In Lui, vita nuova!

“La carità non ha confini. Se ha confini, non è più carità”

Servo di Dio Card. Nguyen Van Thuan

FrancoisXavierNguyenVanThuan

Le prigioni comuniste furono una vera scuola di spiritualità, un appello a Dio presente con loro nella cella. …E il martirio di coloro che vissero in queste prigioni è una forte esperienza spirituale che nasce da un cuore che ama il Signore”.

Basterebbero queste poche righe per comprendere lo spessore della vita del Card. Van Thuan “vittima” della violenza comunista in Vietnam. Francesco Saverio Nguyen Van Thuan nacque nel Vietnam centrale nel 1928 quando, dell’antichissimo impero vietnamita restavano ancora i titoli e le cerimonie, ma il paese era solo una colonia amministrata dalla Francia. Il piccolo villaggio dove egli vide la luce era quasi interamente cattolico, ma le persecuzioni erano ancora un ricordo vivo e dolente. La storia della famiglia Nguyen era tutta intrecciata con la storia della Chiesa cattolica in Vietnam. La numerosa famiglia costruiva la sua storia sul fervore di fede, l’ideale politico e la cultura.  Sull’educazione di Van Thuan influirono i due zii prediletti, fratelli della madre: uno era sacerdote, l’altro era impegnato ad altissimi livelli nella vita politica del paese. Da ambedue egli imparava l’amore a Dio e alla Chiesa, l’amore alla patria e l’amore alla cultura. C’erano poi i nonni e gli zii paterni, rinomati costruttori, da essi imparava la “cultura della pietra”: l’amore al lavoro, all’arte, alla bellezza, all’ingegnosità. Ad avere il sopravvento fu sempre la “cultura dello Spirito”, quella che santifica ogni altra attività umana e che riscalda tutto nel fuoco dell’amore di Dio e nel sacro compimento della Sua volontà.

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Thuan aveva tredici anni quando manifestò ai genitori il desiderio di farsi sacerdote. Acconsentirono, non senza qualche perplessità, perché era notoria la durezza della disciplina e la povertà del Seminario di allora. Lo zio prete aveva più volte raccontato quanto fosse immangiabile il cibo che vi servivano. Ma il ragazzo, pur abituato a una vita signorile, vi entrò deciso a non rifiutare mai nulla di ciò che gli avrebbero messo dinanzi. Più tardi, nelle carceri comuniste sopravvivrà agli stenti e al disgusto anche grazie all’assoluto autocontrollo alimentare acquistato negli anni giovanili. ll nutrimento spirituale del Seminario invece era ottimo.

FrancoisXavierNguyenVanThuanArrivarono gli anni della Seconda Guerra Mondiale che sconvolsero il mondo che Thun aveva conosciuto e le prime bandiere rosse cominciarono ad apparire nel Nord del Vietnam. Le squadre comuniste si asserragliarono nel Nord mentre Francesi e Britannici riconquistarono il Sud del Paese. Thuan in quegli anni frequentava il Seminario maggiore e divenne sacerdote nel 1953. Fu colpito, dopo breve tempo, da una forma acuta di tubercolosi dalla quale guarì miracolosamente prima dell’intervento chirurgico fissato. Intanto nel paese la minaccia di una guerra civile si faceva sempre più vicina e nel 1954 la conferenza di Ginevra sancì l’esistenza di due Vietnam: quello del Nord sotto i comunisti e quello del Sud sotto il vecchio imperatore, controllato dalla Francia. Ma i comunisti (vietcong) dominavano anche nelle campagne del Sud e i francesi meditavano come abbandonare la colonia. Questi ultimi abbandonarono il paese l’anno seguente e con un referendum popolare si decretò la caduta dell’imperatore e venne eletto primo Presidente della Repubblica del Vietnam del Sud lo zio più amato e stimato da Thuan: Ngo Dihn Diem. E’ fondamentale questo passaggio in quanto questa parentela sarà in seguito una delle principali accuse con cui verrà giustificato l’arresto del Vescovo Van Thuan. Dopo l’ordinazione Van THuan venne mandato a Roma a studiare Diritto Canonico e poi realizzò un desiderato viaggio a Lourdes. Davanti alla grotta, ebbe la forte sensazione interiore che la Vergine rivolgesse anche a lui le parole già dette a Bernardette: “Non ti prometto di farti felice in questo mondo, ma nell’altro”. Rispose pregando in cuor suo: “Per il nome tuo e di tuo Figlio, o Maria, accetto tribolazioni e sofferenze”. Tornato in patria fu eletto rettore e insegnante nel Seminario minore. Le sofferenze e le prove non si fecero attendere: nel 1963 venne assassinato il presidente Diem, suo zio, insieme anche ad altri due zii che occupavano posti di responsabilità. Nel 1967 quando la guerra si faceva più furiosa, Van THuan venne nominato vescovo di Nha Trang e scelse come motto episcopale GAUDIUM ET SPES (titolo della Costituzione Conciliare su “La Chiesa nel mondo contemporaneo” che il Concilio Vaticano II aveva appena approvato) e nel suo anello, fece inoltre incidere le parole di santa Teresa d’Avila “Tutto passa” e “soltanto Dio resta”. Il paese era sempre più distrutto e Van Thuan dirigeva in accordo con tutti gli altri Vescovi un organismo chiamato Cooperazione per la ricostruzione del Vietnam col compito di prendersi cura di oltre 4 milioni di persone sfollate. La guerra tra i due Vietnam, iniziata nel 1957, ebbe il suo epilogo il 30 aprile 1975, quando le truppe comuniste conquistarono la capitale del Sud che venne subito rinominata. FrancoisXavierNguyenVanThuanUna settimana prima che la città cadesse nelle mani dei “rossi”, Van Thuan era stato nominato Arcivescovo, coadiutore di Saigon (la capitale) con diritto di successione. Sapeva che avrebbe dovuto pagare per tutto ciò che la sua persona rappresentava…ma quello era il momento in cui doveva tener fede ad un principio che da tempo gli era maturato nel cuore: “La carità non ha confini. Se ha confini, non è più carità”. Dopo soli tre mesi dal suo arrivo a Saigon venne invitato a presentarsi al Palazzo della Presidenza e lì fu arrestato. Era il 15 agosto 1975, festa dell’Assunzione. Gli rivolsero le accuse più infamanti e cominciarono a tormentarlo con interrogatori, obbligandolo a scrivere il racconto della sua vita e delle sue azioni, costringendo a riscriverlo da capo più e più volte se c’era anche solo una minima differenza. Fu vietato, da quel momento, chiamarlo “vescovo/padre”. Di quel che accadde sentiamo le sue testuali parole raccontate a Giovanni Paolo II durante gli Esercizi Spirituali predicati in Vaticano:

…sono il signor Van Thuan. Non posso più portare nessun segno della mia dignità. Senza preavviso mi viene chiesto anche da parte di Dio un ritorno all’essenziale. Nello choc di questa situazione, faccia a faccia con Dio, sento rivolgermi la domanda: Simone, chi dici che io sia?

Fu condotto agli arresti domiciliari e non poteva aver contatti con nessuno, gli permisero di scrivere solo ai suoi familiari per chiedere le cose più necessarie: vestiti, dentifricio… Scrisse “…Per favore, mandatemi un po’ di vino, come medicina per il mal di stomaco”. I fedeli subito capirono e mandarono una bottiglia di vino per la Messa con l’etichetta “medicina contro il mal di stomaco” e delle ostie nascoste in una fiaccola contro l’umidità.FrancoisXavierNguyenVanThuanNon potrò mai esprimere la mia grande gioia; ogni giorno con alcune gocce di vino e una goccia d’acqua nel palmo della mano, ho celebrato la Messa. Era questo il mio altare…Ogni volta avevo l’opportunità di stendere le mani e di inchiodarmi sulla croce con Gesù, di bere con lui il calice più amaro. Erano le più belle Messe della mia vita…. Così in prigione sentivo battere nel mio cuore il cuore stesso di Cristo. Sentivo che la mia vita era la sua vita e la sua era la mia”.

Non aveva nessun termine di condanna a cui aggrapparsi e nelle prime lunghe notti diceva a Gesù con le parole della piccola Teresa di Lisieux: Per amarti, non ho altro che l’oggi”. Gli sgorgò allora dal cuore una preghiera decisa: “Gesù, io non aspetterò; vivo il momento presente colmandolo d’amore!”.  Ma l’amore è creativo… una notte si sentì chiamare per nome e quasi come un’illuminazione  fu invitato a scrivere lettere…

Su vecchi blocchi di calendari tutte le notti di ottobre e di novembre del 1975 scrisse ai suoi parrocchiani dei messaggi dalla prigione. FrancoisXavierNguyenVanThuanLi consegnava ad un ragazzo che andava a messa tutte le mattine e passava davanti alla prigione. Dai foglietti nacque la sua opera celebre: “Il cammino della speranza”.

Fu trasferito presto da una prigione ad un’altra e veniva sottoposto a interrogatori duri e severi da lui ritenuti poi una grazia perché gli risvegliavano la mente… A volte restava completamente al buio per giorni e giorni nell’umidità e con l’avanzare dell’estate nel caldo asfissiante che gli toglieva il respiro. Si riprese dallo stato di prostrazione fisica e psichica ma sopraggiunse quella spirituale che fu vinta dal Signore, lui stesso racconta: “Una notte dal profondo del cuore una voce mi disse: perché ti tormenti di aver dovuto abbandonare la Diocesi e le opere avviate per Dio? Tu devi distinguere tra Dio e le opere di Dio… tutte le cose che hai compiuto e desideri continuare a fare…sono opere di Dio ma non sono Dio!…Tu hai scelto Dio, non le sue opere!”. Una pace nuova lo accompagnò per tredici anni e gli riempì il cuore. Fu trasferito in un carcere del Nord dove riuscì a costruire una piccola Bibbia con tutti i versetti che si ricordava a memoria: “Era il mio scrigno prezioso da cui attingere forza e alimento”. Rimise anche l’Eucarestia al centro della sua vita col sistema che aveva escogitato. Piano piano si fece amico delle guardie e riuscì ad ottenere il permesso di costruirsi una piccola croce di legno. Porterà questa croce fino all’ultimo giorno di vita, anche quando sarà rivestito dell’abito cardinalizio, e ogni volta dirà: “Questa Croce è una continua chiamata: amare sempre! Perdonare sempre! Vivere il presente per l’evangelizzazione! Ogni minuto deve essere per l’amore verso Dio”. 

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In ogni carcere in cui veniva trasferito diventava popolare ed allora erano costretti a cambiargli posto. Van Thuan aveva un’incredibile capacità di farsi voler bene da tutti, tanto che a volte le stesse guardie gli chiedevano da dove traesse quella strana capacità di accogliere tutti e di perdonare tutto. Nel 1982 lo trasferirono nuovamente perché questa sua capacità portò addirittura dei poliziotti a cantare ogni mattina il Veni Creator mentre si mettevano in divisa. I fatti di Solidarność, il vacillare del blocco sovietico, l’azione di Giovanni Paolo II, la glasnost inaugurata da Gorbaciov, costrinsero i comunisti vietnamiti a liberare improvvisamente il signor Van Thuan. FrancoisXavierNguyenVanThuanEra il 1988. Fu chiamato a Roma per diversi incarichi e nel 2001 venne nominato Cardinale. Fu chiamato a portare la sua testimonianza in molte occasioni e predicò gli Esercizi Spirituali a Papa Giovanni Paolo II nel 2000. Poi gli venne diagnosticata una rara forma di cancro e quando morì tutti dissero che la sua vita era stata tutta “un miracolo di speranza”.

Di tale miracolo faceva certamente parte questo sogno che Egli coltivò fino alla fine e che aveva così descritto davanti a Papa Giovanni Paolo II:

Sogno una grande speranza: Sogno una Chiesa che è Porta Santa, che accoglie tutti…Sogno una Chiesa che è Parola, che mostra il Vangelo ai quattro punti cardinali della terra…Sogno una Chiesa che è Pane, Eucarestia che si lascia mangiare da tutti…Sogno una Chiesa appassionata dell’unità…Sogno una Chiesa che è in cammino, portando la croce…Sogno una Chiesa che è testimone di speranza e d’amore”.

Morì stringendo tra le mani la sua povera, bellissima croce intagliata in carcere. Se, alla fine, gli avessero chiesto una sintesi conclusiva della sua vicenda storica e spirituale, probabilmente avrebbe scritto queste parole:

“Il tifone sferza gli alberi, trascinando via i rami secchi e marci, ma non può sradicare la croce piantata nel cuore del mondo”.

FrancoisXavierNguyenVanThuan

(Cf. Sicari A., Nuovi ritratti di Santi, vol. 11 pp 177, Jaca Book)

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