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Cappella Adorationis Mysterium

Scena centrale – la Natività: “E’ un Dio che si abbassa per innalzare noi a Lui, anzi immedesimarci alla sua vita tutta divina” (beato Francesco Spinelli)

La scena raffigurata dietro all’altare è quella della Natività, Mistero contemplato dal beato Francesco Spinelli, fondatore, che si ispirò al carisma dell’adorazione/carità.
Il luogo di nascita di Gesù è la grotta, punto più basso della kenosi. Il buio, tipico di una cavità nella roccia, è figura del male e della morte, salario del peccato. Cristo dunque nasce in un luogo che è in mano alla morte.
Nel mosaico, dentro la grotta è rappresentata una montagna, su cui è collocata la mangiatoia. La montagna è il luogo della rivelazione di Dio ed è anche il luogo della morte di Gesù, il Calvario. Il Golgota dice la nostra incapacità di salire verso Dio; ma dice anche la possibilità di incontrare Dio negli abissi del nostro peccato, perché Egli è sceso fino ad incontrarci nel punto in cui ogni uomo passa, cioè la morte. Salire sul monte è la nostra risposta al Dio che scende. Così noi possiamo incontrare Dio e, in Lui, riavere la vita.

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Gesù nella mangiatoia: “Il Presepio prelude al Calvario, i vagiti alle agonie, gli affanni al sangue, le paglie aspre alla durissima Croce; il Presepio e il Calvario sono la prima e l’ultima nota, la prima e l’ultima pagina di quel poema immenso, divino, ineffabile d’amore e di sacrificio che è tutta la vita di Gesù Cristo”. (beato Francesco Spinelli)

Gesù è adagiato nella mangiatoia. Come la bestia torna sempre alla mangiatoia, così l’uomo torna sempre al luogo del peccato. Gesù viene a nascere proprio lì, perché anche l’ultimo dei peccatori possa incontrare il suo amore.
Il Bambino è’ deposto nella mangiatoia sdraiato, come si vede dalla posizione dei piedini. Ma, dal punto di vista del Padre che lo guarda dall’alto, per un gioco di prospettiva, sembra essere in piedi. È nella stessa posizione che avrà sulla croce, con il perizoma e le braccia spalancare.
È in una posizione corrispondente alla mensa eucaristica: è l’Agnello immolato prima della fondazione del mondo. In ogni aspetto del Mistero è presente tutto il Mistero: nel Natale Gesù già ci coinvolge nel mistero della sua Pasqua.

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La Madre di Dio: è Maria, la prima adoratrice del Verbo, che ci introduce ad adorare il suo Bambino divino (beato Francesco Spinelli)

Nelle icone della Natività, in genere il personaggio in primo piano è la Madonna, per sottolineare che Gesù è nato da una donna vergine, cioè non per “volere di uomo”, o per i determinismi di questo mondo. Egli si è incarnato grazie all’incontro tra la potenza dello Spirito Santo e lo spazio di accoglienza che la creatura offre al dono di Dio, consapevole di essere portatrice di un mistero che la trascende infinitamente.
Maria è semisdraiata, perché è partoriente.
Nelle raffigurazioni antiche normalmente le mani della Madonna erano raffigurate fasciate, perché Eva le aveva usate per prendere il frutto proibito. Nel mosaico, invece, una mano della Vergine è posata in corrispondenza dell’altare, ad indicare il dono che ella fa del suo figlio Gesù. Maria rappresenta il rovescio di Eva e dell’umanità che cerca di possedere .
L’altra mano è sulla guancia, nell’atteggiamento di chi è di fronte a un evento troppo grande, che sorprende. Maria è infatti stupita: partorisce questo Bambino, che è Figlio di Dio, e lo deve deporre in una mangiatoia. E di questo Bambino conosce il destino: nasce per morire. È posto nella mangiatoia, luogo di morte, luogo che dice la volontà di Gesù di farsi cibo, pane per la vita del mondo.

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San Giuseppe: “San Giuseppe, che ha le mani pure e innocente il cuore, custodirà il Tabernacolo, Giardino di Dio” (beato Francesco Spinelli)

Giuseppe è appartato e sta riflettendo, come indica la mano sulla guancia. È avvolto in un mantello verde, colore che richiama la creazione, il cui apice è la discendenza di Adamo.
Mentre la Madonna guarda tra Gesù e l’altare,  Giuseppe guarda il cielo e si interroga sulla provenienza del Bambino. La risposta è una sola: “Viene dal Padre!”.
Vicino a lui c’è un albero con delle tenere foglie verdi, segno della radice di Iesse che comincia a germogliare. Della regalità di Davide non c’è più nulla; resta solo un albero secco. Ma, nel tempo stabilito da Dio, spunta un germoglio: la fedeltà di Dio è assoluta!
Tutto il cosmo partecipa alla nascita del figlio di Davide predetto dai profeti. Come dice la liturgia bizantina, gli angeli offrono l’inno, i cieli la stella, la terra la grotta, gli animali mandano i loro rappresentanti, l’umanità ha dato la Vergine. Tutto trova il suo centro e il suo significato più profondo in Cristo, l’unico Signore.

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L’arcangelo Michele: “Santi Angeli e Arcangeli, donatemi la vostra audacia per diffondere la fede e per la salvezza di tutta l’umanità” (beato Francesco Spinelli)

Sul lato sinistro si trova l’arcangelo Michele, capo dell’esercito celeste.
Il suo nome significa “Chi è come Dio?” e la sua spada ci ricorda la lotta spirituale che ogni uomo deve intraprendere contro gli inganni, le illusioni, le tentazioni. Che sosta in adorazione davanti a Dio è chiamato a schierarsi dalla Sua parte, dalla parte del Bene, dalla parte della Vita.

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L’arcangelo Uriel: “Signore, giacchè non sono capace di conoscere l’intensità del Tuo amore in questo Divin Sacramento, lascia che inviti tutti gli Angeli ed i Santi a lodarTi, a benedirTi, amarTi ed adorarTi per me!” (beato Francesco Spinelli)

Sul lato destro troviamo l’arcangelo Uriel. Secondo gli scritti apocrifi, è uno dei sette angeli che stanno sempre in adorazione del Dio altissimo. Il suo nome significa  “Dio è mia luce”.
Uriel, come luce accesa che si alimenta continuamente alla sorgente della luce, sta davanti al Santissimo, quasi una memoria per le Suore Adoratrici della loro vocazione a sostare ininterrottamente davanti all’Eucaristia come una lampada accesa.

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Mosè salvato dalle acque: “Trahe me post Te!… per dove vorrai e fin dove mi vorrai condurre” (beato Francesco Spinelli)

La nascita di Cristo fu prefigurata dalla nascita di Mosè.
Il mosaico rappresenta la madre di Mosè, che partorisce il figlio quando l’Egitto vive sotto una tremenda schiavitù. La donna è raffigurata nella stessa posizione della Madre di Dio, perché entrambe partorienti.
Ha una fede grande: affida il bambino al fiume, si congeda da lui, lo offre nella consapevolezza che l’acqua può essere per Mosè una sicurezza maggiore che non il trattenerlo presso di sé.  L’acqua del Nilo infatti salverà Mosè, come il battesimo dona all’uomo la salvezza nel dono dell’acqua. Ma per salvare bisogna offrire. Ecco il contenuto della maternità. Solo ciò che è donato è affidato all’immortalità.

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La madre di Mosè che affida il bambino alle acque

Le due mani della madre di Mosè mostrano il dono e il dramma: la mano destra indica che la donna vorrebbe trattenere presso di sé il bambino; quella sinistra rappresenta il coraggio di donare, di amare l’altro più di se stessa. Ella lo ama e perciò lo offre.

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La figlia del faraone accoglie il bambino

Dall’altra parte del Nilo, la figlia del faraone si prepara a ricevere Mosè. Come suo padre, è pagana, ma alla vista del bambino decide di salvarlo. La ragazza è rappresentata proprio nel momento in cui si sveglia in lei la maternità, il senso della vita e di cura per la vita.
La storia della salvezza passa attraverso il risveglio della responsabilità per la vita. E ciò avviene in una donna, straniera e per di più figlia di colui che tiene il popolo in schiavitù.
La scena è un invito alla contemplazione della storia, per scoprirvi l’amore di Dio che attraversa i cuori umani e suscita compassione, anche dove nessuno se lo aspetta. La storia della salvezza passerà di lì.

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Il tabernacolo: ”Accostatevi a questo Tabernacolo, al cuore del Salvatore nostro, che vi desidera, vi invita e vi aspetta” (beato Francesco Spinelli)

Il tabernacolo è collocato in una zona decorata con pietre in movimento, che danno un senso di armonia e di bellezza. L’armonia è la comunione di elementi diversi, ma concordi.

C’è un segreto rapporto tra la mangiatoia, il monte che allude al Calvario e il tabernacolo in cui Gesù si offre come pane di vita. Come il pane si distrugge perché l’uomo viva, così Cristo si fa cibo affinché l’uomo abbia la vita. Mangiando di Lui, diventiamo il suo Corpo penetrato dalla forza dello Spirito.

 

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