Sentire tutto in Dio

Il buio non esiste!

Si dice che il buio non esiste, si dice che è solo mancanza di luce, che basta un solo punto luminoso per spaccare l’oscurità. Si dice addirittura che dopo un tempo pregare con la vistaprolungato trascorso al buio si riesca a distinguere qualche sagoma. Si dice anche che il buio prima o poi svanisce, che nelle nostre giornate sono di più le ore di luce che di buio… Si dice anche…che il “si dice” a volte non basta. E davanti a questo “non basta” c’è chi si è lasciato prima di tutto prendere per mano: così ci racconta Marco nel capitolo 8 del suo Vangelo: Giunsero a Betsaida e gli condussero un cieco, pregandolo di guarirlo. Allora (Gesù) prese il cieco per mano, lo condusse fuori dal villaggio. Esiste una cosa capace di trasformare il buio in tenebre: separarsi dagli altri. Nelle tenebre prendono carne non le persone, ma prima di tutto la paura, la cattiveria, la menzogna, la solitudine…. non c’è posto per l’altro, non lo vediamo e non lo cerchiamo, siamo troppo impegnati a cercare una via di uscita contro la quale (non ci vogliono molti esperimenti) sbatteremo il naso. Abbiamo bisogno dell’altro per chiamare le tenebre “buio”, per iniziare a fidarci che la luce esiste (Dopo avergli messo della saliva sugli occhi gli impose le mani e gli chiese: “Vedi qualcosa?”).

pregare con la vista

Chiunque ci abbia preso per mano nel buio, quando eravamo piccoli e giocavamo a chi era il più coraggioso, oppure anche oggi quando il buio sembra dominare nelle giornate in cui splende il sole, chiunque ci abbia veramente preso per mano per condurci fuori dalle tenebre, viene dalla luce. “Presi per mano” si è con l’altro che ha cura di te. E’ proprio qui che il buio inizia a “pregare”, è qui che la tenebra diventa come un tempio che inizia a desiderare la luce, a desiderare che l’altro abbia uno spazio; inizia a desiderare di guardare da vicino e senza paura ciò che c’è.

Quando il Signore si rende presente attraverso i fratelli e le sorelle, possiamo riconoscerlo anche al buio, ma quando dal nostro cuore inizia a nascere la preghiera forte di “tornare a vedere”, lì si accende davvero la luce. Ad un tratto tutto torna ad avere la sua vera forma e il suo vero colore e tutti gli altri sensi vengono in aiuto a qupregare con la vistaella parte di noi che “era morta e ora torna a vivere”: la vista.
La preghiera stessa prende carne in quelle situazioni in cui desideriamo che il nostro sguardo sia puro, sia benevolo, sia libero, che sia anche tanto umile da lasciarsi cambiare da chi vede un pò più lontano di noi. Vedere chiaramente, infatti, non ci dispensa da qualche “malattia” dello sguardo, dalla fatica di tenere gli occhi vigili e aperti quando siamo stanchi o tristi… e nemmeno dall’umiltà di abbassare lo sguardo per compiere una scelta decisa di bene, quello vero…
Vedere chiaramente ciò che c’è attorno a noi risveglia tutti i nostri sensi: puoi riconoscere non solo da dove proviene un suono o un profumo, puoi vedere cosa lo produce; puoi toccare ciò che attira la tua vista e tornare al gusto di ciò che vedi perchè si possa imprimere dentro di te.
Se faremo davvero questa esperienza quando tornerà il buio, avremo la certezza che le tenebre non sono capaci di vincere la luce.

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