Sentire tutto in Dio

Apriti all’ascolto!

sentire tutto in Dio

“Aiutami, o Signore, a far sì che il mio udito sia misericordioso,
che mi chini sulle necessità del mio prossimo,
che le mie orecchie non siano indifferenti
ai dolori ed ai gemiti del mio prossimo”.

I «sensi spirituali» non sono solo metafore, ma connotano l’esperienza della comunione con il Signore nei vari aspetti in cui si può manifestare all’animo umano: dolcezza, forza, intimità, adesione amorosa, obbedienza, presenza intensa. È l’esperienza dell’amore. Quando Agostino afferma che l’occhio vede a partire dal cuore e che solo l’amore è capace di vedere, ci suggerisce che i sensi spirituali sono i sensi permeati dall’ esperienza profonda dell’amore di Dio. Amore che purifica, ordina e rende intelligente l’amare umano. 
Enzo Bianchi

sentire tutto in DioLa guarigione del sordomuto è uno dei miracoli più belli di Gesù: «E gli condussero un sordomuto, pregandolo di imporgli la mano. E portandolo in disparte lontano dalla folla, gli pose le dita negli orecchi e con la saliva gli toccò la lingua; guardando quindi verso il cielo, emise un sospiro e disse: “Effathà” cioè: “Apriti!”. E subito gli si aprirono gli orecchi, si sciolse il nodo della sua lingua e parlava correttamente» (Mc 7,32-35).
C’è una originalità in questo miracolo. Negli altri è sufficiente la parola: «Alzati, prendi il tuo lettuccio e cammina» (Gv 5,8), dice Gesù al paralitico della piscina Bezetà. Nella guarigione del servo del centurione, Gesù addirittura lo guarisce da lontano: “Va e sia fatto secondo la tua fede”. In quell’istante il servo guarì» (Mt 8,13). Invece, nel caso del sordomuto, Gesù compie dei gesti concreti. Agisce non solo con la sua parola “ricreatrice”, ma anche con le dita, che pone negli orecchi del sordo, e con la saliva, con la quale gli tocca la lingua. Si tratta di un miracolo in cui la realtà corporea viene molto evidenziata. Gesù ha voluto riplasmare la materia per ricondurla alla sua originaria integrità e nobiltà. In tal modo ha restituito all’uomo la sua originaria identità di «uditore della Parola». Per questo la formula “effathà” era presente nell’antica liturgia battesimale a indicare che il battezzando veniva guarito dalla sua sordità spirituale e che quindi le sue orecchie gli venivano aperte per l’ascolto della voce del Signore.

L’udito è il più sviluppato dei sensi dopo la vista e attraverso di esso passa più del dieci per cento di quanto percepiamo. E, quindi, anche più del dieci per cento del messaggio d’amore e dell’invito alla conversione che Dio ci rivolge mediante la liturgia. Il senso dell’udito ha una sua funzione indiscutibile nel credere e nel celebrare dei cristiani, chiamati ancora a dire come il giovane Samuele: “Parla, o Signore: il tuo servo ti ascolta”. (Gigi Malavolta).
Papa Francesco afferma che: “Una Chiesa sinodale è una Chiesa dell’ascolto, nella consapevolezza che ascoltare “è più che sentire. Quando uno ha paura di ascoltare, non ha lo Spirito nel suo cuore”.
«Ascolta, figlio mio, l’istruzione di tuo padre e non disprezzare l’insegnamento di tua madre» (Prov. 1,8) Oggi quanti di noi sono disposti ad ascoltare i genitori, gli insegnanti o addirittura quella voce che dentro di noi a volte ci dice che quello che stiamo facendo non sempre è giusto? Una volta si diceva che quella era la voce della coscienza che però abbiamo sepolto sotto mille e una scuse.
La voce di Dio ci parla in mille modi diversi, in mille occasioni diverse …ascoltare la voce del vento che passa tra le foglie o il canto degli uccelli nei i campi, ascoltare la voce della pioggia che cade leggera o il rumore dei nostri passi mentre camminiamo in montagna. Imparare ad ascoltare la natura che ci parla di Dio, imparare ad ascoltare l’altro facendo capire che quello che sta dicendo non è importante solo per lui. Ascoltare per essere ascoltati, per imparare e poter trasmettere quello che si impara.

Come si impara ad ascoltare, che cosa favorisce e sviluppa una capacità di ascolto?

sentire tutto in DioDovremmo riservare il primo posto al silenzio, alla concentrazione, a stare un po’ con se stessi. Penso che Dio faccia fatica a entrare nel nostro cuore nel frastuono; affaccendati e distratti come siamo, anche se sentiamo non ascoltiamo veramente!

  •   Ci si educa all’ascolto anche prendendo coscienza del bisogno che si ha di apprendere. Io ho bisogno di essere ammaestrato da Dio ogni giorno e chi crede di sapere non è aperto all’ascolto e nemmeno al dialogo.
  • Ci si educa ancora all’ascolto coltivando la purezza del cuore, cioè una libertà interiore. Quanti piccoli attaccamenti/condizionamenti abbiamo…
  • Ci si educa all’ascolto attraverso un’umile pazienza, dando spazio e tempo da innamorarti della Parola.

Una preghiera
Maria, donna dell’ascolto, rendi aperti i nostri orecchi;
fa’ che sappiamo ascoltare la Parola del tuo Figlio Gesù
tra le mille parole di questo mondo;
fa’ che sappiamo ascoltare la realtà in cui viviamo,
ogni persona che incontriamo,
specialmente quella che è povera, bisognosa, in difficoltà.
Papa Francesco

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