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Dio nelle pieghe del tempo – L’esperienza di Roberta

Alla vigilia ormai della festa dei nonni e degli anziani, che si celebra il 26 luglio, nella memoria di sant’Anna, nonna di Gesù, proponiamo un articolo scritto da un’educatrice che lavora a Casa Famiglia Spinelli. “Custodire il volto degli anziani significa prima di tutto fermarsi”. Fermiamoci anche noi, a guardare Cristo che si nasconde nelle pieghe del tempo di ogni nostro fratello.

«Fissatolo, lo amò» (Mc 10,21).
Lo sguardo di Gesù non attraversa le persone: le incontra, le riconosce, le abita. Anche oggi, nelle pieghe del tempo che segnano i volti degli anziani, questo sguardo continua a posarsi con amore. Lì, dove spesso noi vediamo solo fragilità o declino, Dio vede una storia, una presenza, una promessa che non smette di fiorire.
Oggi questa qualità dello sguardo è quanto mai necessaria, soprattutto davanti ai volti più nascosti, quelli degli anziani, spesso marginalizzati, dimenticati o ridotti a numeri, fragilità, bisogni. Eppure, proprio in quei volti segnati dal tempo, si cela una ricchezza umana e spirituale che chiede di essere custodita, riconosciuta e condivisa. Ogni ruga è un “sì” detto nel tempo: a un marito, a un figlio, a una malattia, a Dio.
Le rughe di un anziano non sono semplici segni di decadimento: sono mappe di vita. Raccontano fatiche, gioie, perdite e fedeltà. Ogni piega è memoria incarnata, ogni sguardo è un frammento di storia che ancora desidera essere ascoltata. In un mondo che privilegia l’efficienza e l’apparenza, il volto anziano diventa provocazione silenziosa: ricorda che il valore di una persona non coincide con la sua produttività, ma con ciò che è e con ciò che ha amato.
Custodire il volto degli anziani significa prima di tutto fermarsi. Significa sottrarre tempo alla fretta per donarlo all’incontro. Uno sguardo autentico non giudica né cataloga, ma accoglie. Quando ci lasciamo raggiungere dalla lentezza di un anziano, impariamo un altro ritmo, più umano e più vero. È lì che nasce una relazione capace di restituire dignità, perché chi è guardato con amore si scopre ancora vivo, ancora chiamato, ancora parte di una storia più grande. Il rischio per noi è lo stesso del mondo: trasformare l’anziano in “problema da gestire”. Papa Francesco ci ha ricordato che “dove non c’è onore per gli anziani, non c’è futuro per i giovani”. e ancora “un popolo che non custodisce i nonni è un popolo senza futuro”. Anche padre Francesco Spinelli, che aveva un cuore grande proprio per gli ultimi e per i “volti dimenticati”, ce lo ha insegnato con la vita: “L’Eucarestia si fa carità minuta, quotidiana”. E quale carità più minuta e più eucaristica del chinarsi su un volto segnato dagli anni, per dirgli “tu vali”? Per lui ogni persona era “adorazione incarnata”. Anche il corpo fragile di un anziano è ostensorio: custodisce una presenza. E custodire significa tempo gratuito, non assistenza efficiente, ma sosta, ascolto. Significa lasciarci evangelizzare, significa chiamare per nome.
Il cristiano, educato dallo sguardo di Cristo, è chiamato a riconoscere in questi volti una presenza sacra. Gesù stesso si rende visibile nei piccoli, nei fragili, negli ultimi. L’anziano, con la sua vulnerabilità, diventa così luogo di rivelazione: non un problema da gestire, ma un mistero da contemplare. Nella fragilità si svela una forza nuova, quella della memoria, della saggezza e dell’abbandono fiducioso.
C’è poi un dono che gli anziani continuano a offrire: la trasmissione. Non solo di racconti, ma di senso. In un tempo che rischia di vivere senza radici, essi custodiscono un legame con ciò che precede, con tradizioni, valori e fede. Ascoltarli non è solo un atto di rispetto, ma una necessità per non perdere la direzione. Anche nel loro silenzio, spesso abitato da profondità e attesa, può emergere una parola capace di orientare il cammino.
“Custodire volti umani” significa allora anche difendere quelli che il mondo tende a nascondere. Significa riportarli al centro, restituendo loro nome e voce. Le rughe non sono da cancellare, ma da leggere. In esse, chi sa guardare con amore, può ancora riconoscere il volto di Cristo che interpella e chiede di essere amato.

Roberta Ghezzi
Infermiera a Casa Famiglia Spinelli

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