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Suor Lorena Garovo Monaca camaldolese nel monastero di S. Antonio Abate a Roma

Domenica 5 luglio 2026, in un clima semplice e festoso, circondata dalla comunità monastica, dai famigliari, da alcune Suore Adoratrici e da diversi amici, suor Lorena Garovo ha celebrato la Professione solenne nella comunità monastica camaldolese di S. Antonio Abate a Roma.

La celebrazione è stata presieduta da dom Matteo Ferrari, Priore generale dei Camaldolesi, presenti altri monaci camaldolesi e don Michele Parolini, parroco della parrocchia d’origine di suor Lorena, nonché alcune Suore Adoratrici che l’hanno conosciuta e accompagnata in questi anni.

Durante l’omelia, dom Matteo ha consegnato a tutti i presenti e in particolare a suor Lorena, due parole riprese dal vangelo del giorno, quali vie per la Vita piena: mitezza e umiltà. La via della mitezza, “quella via già descritta nella vita del re promesso dal profeta Zaccaria, nella prima lettura. Quel re promesso, motivo di esultanza, farà sparire ogni mezzo di sopruso, violenza e prepotenza e sceglierà la via della mitezza. È una via difficile per noi, ma è questa via che è preziosa davanti a Dio (1Pt 3,4). Per avere ristoro dalla fatica con la quale viviamo la nostra esistenza occorre imboccare la via della mitezza e non quella del sopruso e della violenza. È ciò che Gesù ha vissuto nella sua esistenza e soprattutto nella sua passione e morte”.

E ancora, dom Matteo ha presentato “la seconda via che Gesù ci indica per trovare ristoro: la via dell’umiltà. Anche questo tratto lo troviamo sul volto del re futuro annunciato da Zaccaria. Anche Benedetto indica ai suoi discepoli la via dell’umiltà, come la via della vita (RB VI). Gli umili sono «i piccoli», coloro che si contrappongono ai potenti. Pensiamo al canto di Maria nel Vangelo di Luca. L’umile è colui che non si affida a mezzi potenti, ma che è solamente se stesso davanti alle fatiche della vita. Gesù afferma che proprio in questo essere disarmati si può trovare ristoro. Spesso noi pensiamo il contrario e ci armiamo il più possibile. Ma sperimentiamo che il nostro cuore in questa «corsa agli armamenti» non può trovare pace. Per Gesù è il disarmo la via per avere ristoro, per trovare la vita vera”. Il Priore ha poi concluso, rivolto a suor Lorena, “è un vero programma di vita monastica e di vita comune. Parole semplici, ma impegnative per noi. E tuttavia questa parola è un giogo dolce e leggero che può alleggerire la nostra vita da tutti i pesi che a volte ci auto-procuriamo, perché è il giogo della Parola di Dio”.

Salda nella Parola di Dio, suor Lorena ha poi pronunciato la formula di professione nelle mani di madre Michela Porcellato, Abbadessa del monastero di S. Antonio, con la quale ha confermato la sua volontà di totale disponibilità a Dio nella consacrazione monastica.

Si compie così il suo cammino di ricerca e discernimento, dopo diversi anni vissuti come Adoratrice, a partire dal 1982 e fino al 2023, servendo il Signore in particolare nelle comunità di Gravedona Ospedale e Roma. Questo nuovo sì per sempre ha segnato per suor Lorena il passaggio a una nuova modalità di sequela di Cristo, nella consegna totale di sé a Lui e alla Chiesa.

Madre Luisa, a nome di tutte le Adoratrici, porge a suor Lorena gli auguri più veri; “per lei il nostro affetto e soprattutto la nostra preghiera, certe che è il Signore che porta a compimento in ciascuno la Sua opera e che la comunione in Lui e tra noi non verrà mai meno”.

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