Era un dicembre di 150 anni fa. Era l’anno giubilare. E un giovane prete si recò pellegrino a Roma, per assolvere il Giubileo. Non sapeva che la sua vita sarebbe cambiata proprio a partire da lì. Nella basilica romana di Santa Maria Maggiore, di fronte alle reliquie della culla di Betlemme, conservate in una preziosa teca posta sotto l’altare maggiore, quel giovane prete si inginocchio, pianse, pregò e sognò. Sognò uno stuolo di suore che avrebbero adorato Gesù nell’Eucaristia.
È un dicembre di 150 dopo. È l’anno giubilare. Quel giovane prete, ormai annoverato tra le schiere dei Santi, si rivolge a noi, Adoratrici di oggi e cristiani del 2025. All’inizio della novena di Natale, al volgere dell’anno giubilare, san Francesco Spinelli ci richiama all’essenziale. E lo fa così:
Gesù non risparmiò nulla di se stesso al Padre; ha voluto ottenerci ogni bene dal Padre suo. Accostatevi quindi alla comunione, alla preghiera, alla meditazione, all’esame di coscienza, al Tabernacolo con viva fede e sentirete la voce del Cuore di Gesù che dice al Padre: “Non la mia, ma la tua volontà. Io sono venuto, perché gli uomini abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza. Se uno ha sete venga a me e beva”.
In questi giorni, con un cuor solo, date lode a Gesù Bambino imitando la sua umiltà, la sua povertà, il dono di sé al Padre per la nostra salvezza.
Vorrei poi che dappertutto fosse una novena di pace e di concordia affettuosa: si perdoni qualunque torto, non si faccia alcun dispetto e viviamo nella gioia, perché è Dio che vuol venire in noi! Non dubito che la pace annunziata dagli Angeli verrà comunicata anche alle nostre anime con tutte quelle benedizioni che l’accompagnano.
Nella Messa a mezzanotte, vi terrò tutti presenti e insieme faremo un’amabile violenza al Cuore di Dio, perché continui a riversare su di noi abbondantemente le sue grazie di salute, di lavoro e di buon’armonia con tutti.
Vi benedico con tutto il mio cuore.
Aff.mo Padre
Sac. Francesco Spinelli Sup.
