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In festa per San Francesco Spinelli

6 febbraio 2020 Casa Madre (14)

Questa splendida assemblea che si è formata in­­ questa chiesa, in questa casa, attorno a queste sorelle, attorno alla memoria di questo Santo ci riguarda. Non è una formalità, non è una tradizione, non è una cortesia: è un evento. Non tanto perché le fotografie, i giornali, quant’altro, lo racconteranno. Perché il Signore stesso è risorto, è vivente, è qui per noi. E propone a noi, attraverso la figura di San Francesco Spinelli, la possibilità di una vita molto più bella – sana, quindi santa – di quella che finora abbiamo assaporato”. Queste le parole di Mons. Antonio Napolioni, Vescovo di Cremona, pronunciate durante la celebrazione eucaristica nella festa di San Francesco Spinelli.

L’omelia di Mons. Antonio Napolioni

Le tre briciole di Parola che il Vescovo Antonio ha voluto consegnare all’assemblea, hanno tracciato un cammino. Prima di tutto siamo chiamati ad accogliere un pane ricevuto in dono, come il profeta Elia che nel deserto “sì alzò, mangiò e bevve“, ma non possiamo “lasciarci solo imboccare”. Con la forza di questo pane possiamo metterci in cammino perché “Chi vuole amare la vita […] eviti il male e faccia il bene”. L’ultima briciola di Parola, infine, orienta il cammino verso l’eternità: “Chi mangia questo pane, vivrà in eterno“.

È bello che sia questa assemblea a parlare, unita a tutte le assemblee che in Italia, Congo, Camerun, Senegal e Argentina si sono ritrovate attorno al Pane e alla Parola per celebrare la santità di don Francesco. Tutti insieme, i volti dei fedeli riuniti attorno al nostro Santo, dicono i tanti colori della fede: l’affetto fraterno della comunità di Scicli, Gravedona, la fede della comunità di Bianchi, la gioia esplosiva del Congo, la chiesa giovane e viva del Camerun, la bella fraternità dell’Argentina e tutti gli amici, vicini e lontani, che in comunione con noi, si uniscono alla bellezza della Casa Madre, vestita a festa per celebrare questo giorno speciale.

Tutte queste sfumature, unite, altro non fanno che prolungare la santità di San Francesco 107 anni dopo la sua morte e renderla più viva e bella che mai.

Per approfondire:

L’omelia tenuta nella casa “Santa Maria” durante la celebrazione dei Vespri

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