Eroe per virtù

Trasfigurato dall’amore del Signore

carità verso Dio

Sotto l’impulso della grazia divina, con tanti gesti si costruì quella figura di santità che Dio ha voluto anche per Francesco Spinelli -Cecchino-, ma non come essere autosufficiente bensì “come buon amministratore della multiforme grazia di Dio”. (1Pt 4,10) Per lui fu possibile amare con l’amore incondizionato del Signore perché il Risorto condivise la sua vita potente con la fragile vita di don Francesco (GE 18). Difatti, la misura della santità è data dalla statura che Cristo raggiunge in noi, da quanto, con la forza dello Spirito Santo, modelliamo tutta la nostra vita sulla sua. (GE 21)

Tutto per voi, mio Dio – diceva continuamente come giaculatoria, don Francesco – mio amore, mio bene immenso, quanto faccio, soffro, dico e penso; in ogni mio respiro, intendo, mio Signore, donarvi l’anima e consacrarvi il cuore”.

carità verso Dio

Grande era l’amore di Dio che don Francesco sentiva su di sé e tutta la sua vita rifletteva questa relazione: “Come ad avvicinare il fuoco ci riscaldiamo, così le anime si accendevano di amor di Dio a contatto e alla scuola di P. Spinelli il quale certamente amava Dio in misura straordinaria. Posso attestare, sui dati di mia esperienza personale e sulle affermazioni raccolte dalle Suore Anziane che il Servo di Dio P. Spinelli viveva in un’atmosfera soprannaturale e aveva il dono di portarvi quelli che si mettevano sotto la sua influenza. E’ indescrivibile il calore con cui parlava di Dio e degli argomenti religiosi. Il fine che si proponeva in tutte le cose era sempre Dio e la sua gloria. Sopportava i patimenti spirituali e fisici in unione con Cristo Crocifisso; le sue giaculatorie esprimevano sempre abbandono alla volontà di Dio”. (Rev. Alessandro Lamberti)

carità verso Dio

Dobbiamo saettare continuamente il Cuore di Gesù” diceva alle sue suore “perché il nostro cuore sia in ogni occupazione intento al Signore”.

carità verso DioL’essere totalmente immerso in Dio di don Francesco si rivelava in modo speciale sul suo viso durante la celebrazione della Messa, specialmente al momento della elevazione “l’aspetto del Padre si trasformava” – attesta suor Rosa Viganò – e “il suo viso sembrava raggiante”; “mi appariva trasfigurato”, ricorda il Rev. Paolo Moroni raccontando una sua esperienza diretta durante la malattia di Padre Spinelli che lo rendeva infermo e impossibilitato a celebrare la Messa, “non poteva celebrare ma non voleva restare senza Comunione. L’aspetto del suo viso e tutto il suo atteggiamento nel ricevere il Signore erano tanto edificanti, che li ricordo sempre. Mi appariva trasfigurato”.

Don Francesco permise al Signore di plasmarlo e si lasciò trasformare e rinnovare dal Suo grande amore che sentiva verso di Lui e che desiderava ricambiare nel totale abbandono e nel pregare e far spesso pregare le sue suore per la conversione dei peccatori perché come conseguenza nutriva repulsione per le offese a Dio che gli uomini facevano o dicevano bestemmiando.

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