Eroe per virtù

Carità verso il prossimo

virtù

La carità si rivolge a tutti gli uomini. Essa respinge come una tentazione di parzialità l’idea stessa di una scelta, una preferenza e, tanto meno, un’esclusione. E’ per tutti come per tutti è la luce del sole che Dio, come riflesso del suo amore, fa levare “sopra i malvagi e sopra i buoni” così come “fa povere sui giusti e sugli ingiusti”. La carità è per sua natura universale in quanto Dio ama tutti e, nel suo amore paterno, ci fa uno in Lui: “Voi siete tutti fratelli”.

Alcune testimonianze di don Francesco Spinelli ci parlano della cura spirituale del prossimo. Suor Francesca Rama racconta:

“Quando il Servo di Dio sapeva che vi erano certi disordini e specialmente grandi peccatori da convertire, pregava a lungo e ci faceva stare in adorazione davanti al SS. Sacramento anche sino a mezzanotte. Qualche volta venivano signore scappate dai loro mariti. Don Spinelli, con la sua carità riusciva più volte a riunire le persone che poi teneva d’occhio informandosi se perseveravano nella pacificazione… Talora il parroco me lo faceva chiamare anche per peccatori ostinati che ai suoi inviti cedevano”.

Forte è anche la testimonianza di suor Teresa Crippa:

“La carità verso il prossimo era la virtù più evidente del nostro Padre, dopo quella dell’amore al SS. Sacramento e da tutti riconosciuta e lodata. Il movente della Sua carità era l’amore di Dio e l’amore delle anime da portare a Dio…. Non badava a sacrifici. Stava in confessionale delle lunghe ore, accorreva al letto degli infermi, appena chiamato, anche di notte”.

virtùDal fatto che il Servo di Dio possedeva una inesauribile carica affettiva, deriva la scelta di particolari categorie di persone da amare, infatti i fratelli che prediligeva rispetto ad ogni altro erano i più “derelitti”, i disabili gravi, quelli cioè emarginati dalla società per motivi di tare e difetti fisici così visibili da impedire la normale vita comunitaria. Per tutti costoro si dimostrò padre tenerissimo e sentiva impellente il bisogno di apportare un qualche beneficio, una qualche consolazione tale da farli sentire vivi ed amati. Ascoltiamo a questo proposito anche le parole di suor Giuseppina Pasta:

“Richiamo alla memoria che essendo fine dell’Istituto accogliere i rifiuti degli enti di beneficenza, il Servo di Dio, vicino alla Casa Generalizia aperse una casa per gli scemi, epilettici e deformi e un’altra per le femmine allo stesso fine. Ci diceva spesso che, sotto le spoglie di quegli infelici, vi era Gesù Cristo e ci dava l’esempio della dolcezza e della carità con questi infelici. Passava ad essi i regali di cibi prelibati, dolci, frutta, che erano portati per lui e per le suore…. Per i poveri era una disperazione. Regalava indumenti, scialli, coperte”.

Interessanti prove dell’amore per gli ammalati e i poveri ci sono fornite da Don Giovanni Scudeletti:

“Verso i poveri era di una carità che non conosceva confini fuorché quelli della borsa che ne conteneva pochi. Domandava denaro all’ amministrazione delle Suore per fare elemosina. Quando poteva regalava dei suoi indumenti personali e usava qualche industria per sfamare i più bisognosi.

Dalla Positio Super virtutibus vol. 1

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