Eroe per virtù

Speranza che non delude

eroe per virtù

Se guardiamo alla vita di don Francesco Spinelli da un punto di vista esclusivamente umano, ci rendiamo subito conto che se c’è stata una virtù “impossibile” da praticare nella sua vita, questa è la speranza. Basterebbe elencare tutte le prove che, dalla sua giovinezza alla sua morte, si sono susseguite… Una Speranza delusa la sua! Delusa quando il tracollo economico lo ha costretto a lasciare la diocesi di Bergamo e il suo Istituto, per rifugiarsi, senza nulla in tasca, a Rivolta d’Adda. Delusa quando i suoi confratelli rispondevano con l’incomprensione e le ingiurie alla sua benevolenza. Delusa quando a Bergamo non poté più incontrare le sue amate Suore, delusa quando la malattia lo ha travolto e gli fu difficile perfino celebrare l’Eucarestia. …Continuamente delusa!  Attraverso le parole scritte nel suo diario, don Francesco ci fa entrare in quello che probabilmente è stato il momento più difficile della sua vita:

La sera del 25 gennaio, venni fatto levare dal letto ove giacevo per disturbo cardiaco e strappato all’amore in Gesù Cristo delle mie figlie; mi si condusse nel Ricovero di S. Antonio ove quei pochi ma buoni Sacerdoti mi accolsero con squisita carità. Il mio caro D. Cesare Bonacina mi volle fare compagnia tutta la notte che coll’aiuto del Signore passai discretamente tranquilla. La mattina del 26 celebrai all’altare di S. Stanislao Kostka nel coro della Chiesa e mi sentii animato a tollerare con pazienza la mia grave sventura. Piansi come un fanciullo, quasi tutto il giorno, sento la campana del vicino mio Istituto, accompagno le mie figlie alla preghiera, alle opere diverse di pietosa carità, le vedo tutte; oh Dio! Che schianto al povero mio cuore!

Dalla Positio Super virtutibus vol. 1b

Il suo cuore “schiantato” dal dolore aveva ancora forza di sperare? È difficile capire cosa si muovesse esattamente nel suo cuore, ma queste poche righe rivelano che la sua preghiera aveva raggiunto vertici irraggiungibili, aveva ricalcato la preghiera di Cristo nel Getsemani: «Padre mio, se è possibile, passi via da me questo calice! Però non come voglio io, ma come vuoi tu!».

eroe per virtù

In questo momento della Passione, Cristo mette il suo bisogno davanti alla potenza del Padre, ma in forza del suo affidamento totale e incondizionato accetta che la sua preghiera venga esaudita secondo le modalità del Padre. Come dirà l’autore della lettera agli Ebrei, “nei giorni della sua vita terrena Egli offrì preghiere e suppliche, con forti grida e lacrime, a Dio che poteva salvarlo da morte e, per il suo pieno abbandono a lui, venne esaudito”. Questo è anche il cuore della preghiera di don Francesco: si rivolge al Padre, chiede a Lui la forza, senza paura di gridargli il suo dolore. eroe per virtùMa poi si affida. Il suo affidamento farà di lui il chicco di grano che muore, perché l’onnipotenza d’Amore del Padre possa trovare strade per trasformare anche quell’esperienza di fallimento e di dolore in vita nuova. L’Apostolo Paolo, nella lettera ai Romani scrive così: “noi ci vantiamo anche nelle tribolazioni, ben sapendo che la tribolazione produce pazienza, la pazienza una virtù provata e la virtù provata la speranza. La speranza poi non delude, perché l’amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato”. La Speranza non può deludere, e don Francesco lo sapeva talmente bene che il suo sguardo era sempre rivolto dove ogni speranza umana trova la pienezza di felicità.

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